 |
lettera_al_secolo
Spettle IL SECOLO XIX Edizione del Levante
Ho letto ieri l'articolo uscito a pagina 23 che parla del
romanzo “Camici sporchi” che ho pubblicato con il nom de plume
di Roberto Dantès per i tipi di Gammarò Editore. In particolare
mi riferisco al titolo e ad un passaggio del testo. Intanto
collegare “il LIBRO” al “Veleno
sull'Asl4” mi dà la sgradevole veste di appestatore
dell'Azienda dove lavoro e dove gli attuali Direttori Generale e
Sanitario, con i quali collaboro, hanno tutta la mia stima,
credo ricambiata. In un'ASL dove succedessero certe cose il
veleno lo spargerebbe chi le fa, non chi le racconta.
“E' realtà o finzione?”: per quanto mi riguarda
ho già risposto più volte. I fatti narrati sono frutto della mia
fantasia, qualità (o difetto, dipende dai punti di vista) che
non mi manca e che mi è generalmente riconosciuta, come pregio o
difetto, da molti. “Come è possibile che accadano certe cose?” è
la domanda che continuo a fare e a farmi molto apertamente e non
in maniera “sibillina”. Se questo “alimenta il dubbio che la
realtà superi la fantasia”... beh, allora non è a me che si deve
porre la domanda.
Come Autore gradirei si apprezzasse il romanzo anche per le sue
qualità intrinseche di opera letteraria. Il romanzo piace anche,
fortunatamente, a chi non sa niente di sanità e anche a chi vive
lontano da qui. Arrivano richieste di acquisto da Genova,
Milano, Brescia, Roma, Perugia, Firenze, Chiasso, Sanremo,
Arenzano... E mentre lo dico mi rendo conto che stride
un'affermazione del genere fatta dall'Autore stesso: ogni
scarrafone, come si dice...
Ma mi confortano certi accadimenti legati al successo che il
romanzo sta avendo. Capita, per esempio che una signora
brasiliana, leggendo il romanzo che ambienta a Pernambuco le
vicende, ritenga che la storia sia realmente ambientata in
Brasile, tanto che traduce il sito camicisporchi.org in
portoghese, in favore della comunità a cui appartiene. Capita
anche che un'altra mia conoscente, ecuadoriana, mi regali la
traduzione in spagnolo per la comunità latino-americana, perché
certe vicende “sembra veramente accadute laggiù”. Questi
contatti si stanno aprendo a possibilità di traduzioni della mia
opera e di pubblicazione i quei Paesi.
Se non ricordo male quando il nostro Presidente del Consiglio,
due anni fa, se non sbaglio, diceva “Siamo tutti Americani”, si
riferiva al popolo dell'America del Nord e non a quello del Sud.
In conclusione, pur gradendo l'Editore ed io che del romanzo si
parli, gradiremmo si cominciasse a parlarne come di un'opera di
un respiro un po' più ampio dei ristretti confini tigullini.
Un cordiale saluto.
Roberto Santi
Sestri Levante, 8 settembre 2006 |